lunedì 6 luglio 2009

Un altro viaggio terrestre e celeste di Simone Martini

Mi sembra di assistere ad un altro viaggio terrestre e celeste di Simone Martini.

Come i grandi toscani Martini e Luzi hanno affrescato il Sommo Bene, così ci capita d'imbattersi in chi - come me - al Bene Comune crede ancora, qualunque cosa pensi e/o creda, e lo manifesta con parole chiare e inequivocabili.

Mi riferisco alla omelia che Mons. Mariano Crociata ha tenuto in occasione dell'anniversario di Santa Maria Goretti che quivi ripropongo in calce: parole come pietre come si addice a chi parla in pubblico in momento di estrema difficoltà e pericolo, proprio come quello che sta inconsapevolmente attraversando l'Italia.

Di rado ho letto parole tanto piene e al tempo stesso tanto dure e ferme.

Potrei professare un'altra religione, ma il testo scritto da un uomo di Chiesa per una ricorrenza tipicamente "cattolica" è il paradigma dell'umanesimo laico che pone l'accento sul significato pieno della natura umana, della sua comprensione e, soprattutto, della sua dignità che assurge a un valore davvero universale.

Mai discorso sul piano particolare e religioso si fa politico e universale: se le nostre società non saranno risemantizzate nella loro laicità, allora sarà molto difficile avere pace, sviluppo e prosperità, in altre parole, quel Buon Governo disegnato da Simone Martini nel suo viaggio terrestre e celeste.

Allego la citazione - secondo me la parte più dura – tratta dall'omelia di Mons. Mariano Crociata del 6/7/2009.

"Abbiamo bisogno di riscoprire che il corpo non è un oggetto di cui usare dissennatamente, che anche il corpo è persona; e la sessualità ne è la dimensione più profonda e intima, che orienta e dirige all’amicizia, all’amore e alla comunione. Abbiamo bisogno di riscoprire che siamo fatti per amare nel rispetto di noi stessi e degli altri, secondo l’ordine scritto nella nostra natura prima che nelle pagine della Bibbia. A questa capacità di amare autenticamente, cioè nella logica del dono e non del consumo egoistico e dello sfruttamento, abbiamo bisogno di educarci e lasciarci continuamente rieducare. Una libertà intesa come sfrenatezza e sregolatezza non porta affatto all’autentica espressione di sé e alla gioia dell’amore, ma all’uso dell’altro, alla sua sottomissione e all’annullamento come persona. La violenza che giunge ad uccidere si colloca in continuità con l’alienazione di relazioni disordinate, anzi ne costituisce la logica conseguenza. Se l’altro è solo un oggetto del mio desiderio, e uno strumento del mio piacere, allora posso farne quello che voglio. Se l’altro invece è il destinatario del dono di me stesso e una persona che risponde con il libero dono di sé al mio amore, allora non posso usarlo e sfruttarlo a piacimento. Se l’altro è un altro me stesso, se è immagine e somiglianza di Dio, allora la relazione d’amore dona gioia e libertà, diventa perfino manifestazione dell’amore creatore di Dio, che vediamo pienamente compiuto nel matrimonio e nella famiglia.

Al senso di una tale esperienza della sessualità, della corporeità e della dignità della persona umana ci si educa lungo un processo che dura tutta la vita. E l’educazione all’amore abbraccia atteggiamenti come il rispetto del corpo, la custodia della sessualità, insieme alla preparazione alla capacità di donarsi totalmente in una autentica relazione di amore che trova nel matrimonio e nella famiglia il luogo del suo compimento. Purezza e castità riappaiono come valori costitutivi di un tale percorso formativo, in cui ci sono responsabilità di genitori ed educatori, e responsabilità di istituzioni e della società intera. Come ha ricordato anche di recente il cardinale Bagnasco: «Le responsabilità sono di ciascuno ma conosciamo l’influsso che la cultura diffusa, gli stili di vita, i comportamenti conclamati hanno sul modo di pensare e di agire di tutti, in particolare dei più giovani che hanno diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili, come di vedere modelli di comportamento coerenti».

E invece assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria, con cui fin dall’antichità si è voluto stigmatizzare la fatua esibizione di una eleganza che in realtà mette in mostra uno sfarzo narcisista; salvo poi, alla prima occasione, servirsi ipocritamente del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere. Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio. Dobbiamo interrogarci tutti sul danno causato e sulle conseguenze prodotte dall’aver tolto l’innocenza a intere nuove generazioni. E innocenza vuol dire diritto a entrare nella vita con la gradualità che la maturazione umana verso una vita buona richiede senza dover subire e conoscere anzitempo la malizia e la malvagità. Per questa via non c’è liberazione, come da qualcuno si va blaterando, ma solo schiavizzazione da cui diventa ancora più difficile emanciparsi."

mercoledì 24 giugno 2009

La pratica quotidiana dell'omicidio

L'Europa dei diritti umani ha marcato tristemente la sua storia e quella del mondo proprio sul sangue degli innocenti, discriminati e uccisi a migliaia solo perché "DIVERSI".


L'Europa dei diritti umani NON è riuscita, né riesce, a far cessare questo flusso continuo omicida, in tutto il mondo: se si desidera accreditarsi come guida nella promozione dei diritti umani, occorre più coraggio e intraprendenza nell'affermarli in concreto ovunque di presti la bisogna e, soprattutto, a QUALUNQUE COSTO.


Di seguito elenco cinque voci tratte dalle Wikipedia italiana come esempi e che descrivono molto bene ciò che stato non solo di recente, ma che testimonia la pratica quotidiana dell'omicidio.



A SOLO TITOLO D'ESEMPIO ALLEGO QUESTE VOCI SCELTE "A CASO".


Avvertenza: chi nega i fatti quanto sotto descritti è complice dei Karadzic di ieri e di oggi, leggi ad esempio il genocidio in atto in Darfur.



http://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_del_Ruanda circa nello stesso momento in cui il Dott. Karadzic operava in Bosnia, in Africa, in Ruanda, accadeva qualcosa di simile e molto più grande nel numero delle persone coinvolte.



http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_di_Vandea#Contesto_storico Questo ricorda che la Francia dei diritti umani si è macchiata della vergogna dell'uccisone di migliaia di cittadini francesi, rei di non pensarla come avevano decretato i filosofi della libertà, dell'uguaglianza e della fratellanza! Anche qui spiccano parecchi ascendenti del Karadzic….soprattutto nella pervicacia del metodo criminale.



http://it.wikipedia.org/wiki/Foibe#Uso_delle_foibe_prima_della_seconda_guerra_mondiale Questo link rimanda alla prima pulizia etnica dell'area balcanica organizzata anch'essa scientificamente da un certo Tito, capo comunista jugoslavo, anch'esso "un campione della libertà"……



http://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_degli_Armeni Questo link fa comprendere che la religione è una fonte di discriminazione e di odio, come quello razziale. Credo che si debba seriamente riflettere su questo aspetto. Vedi anche il caso odierno del Darfur.



http://it.wikipedia.org/wiki/Kampuchea_Democratica#Fine_dell.27utopia:_il_genocidio_cambogiano


Per ultimo dimenticavo il caro Pol Pot, morto purtroppo nel suo letto, dopo avere fatto uccidere centinaia di migliaia di persone anche solo perché portavano gli occhiali (raro esempio di eugenetica oftalmica)…. Ricordo che in Italia nessuno ne parlava quasi nessuno….



Come vedete la follia di Caino verso suo fratello non ha limite temporale, né spaziale.


Vogliamo continuare ad essere i discendenti di un assassino, o cambiare i nostri cuori e le nostri menti semplicemente accettando ed amando il nostro prossimo per quello che è, coi suoi limiti e coi sui difetti?


E' così difficile?



Come in una tazza di tè.

Così è il tempo passato, quello presente e - purtroppo - quello che sarà: proprio come in quella tazza di tè, quindi, finché puoi, ama il tuo prossimo come te stesso e conosci te stesso.


"Et comme dans ce jeu où les Japonais s’amusent à tremper dans un bol de porcelaine rempli d’eau de petits morceaux de papier jusque-là indistincts qui, à peine y sont-ils plongés s’étirent, se contournent, se colorent, se différencient, deviennent des fleurs, des maisons, des personnages consistants et reconnaissables, de même maintenant toutes les fleurs de notre jardin et celles du parc de M. Swann, et les nymphéas de la Vivonne, et les bonnes gens du village et leurs petits logis et l’église et tout Combray et ses environs, tout cela qui prend forme et solidité, est sorti, ville et jardins, de ma tasse de thé."

Marcel Proust "Du còté de chez Swann", 1913.


martedì 23 giugno 2009

Io sono d'accordo con Don Sciortino!

Io sono d'accordo con quanto scritto da "Famiglia Cristiana".
Sono anch'io "pagato da qualcuno"?

http://www.sanpaolo.org/fc/0926fc/0926fc06.htm

Ma la dignità dove l'avete messa? 2.0

MA LA DIGNITA' DOVE L'AVETE MESSA?


http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2009/23-giugno-2009/raid-omofobo-piazza-belliniuna-ragazza-rischia-perdere-occhio-1601493931504.shtml

mercoledì 17 giugno 2009

Ma la dignità dove l'avete messa?

Ma la dignità dove l'avete messa?

http://napoli.repubblica.it/multimedia/home/6482639

sabato 13 giugno 2009

Sulle intercettazioni telefoniche 2.0

Vi piacerebbe che vi aprissero tutta la corrispondenza cartacea che arriva a casa vostra?
Vi piacerebbe se qualcuno ascoltasse le vostre più intime conversazioni telefoniche, le vostre navigazioni presso siti web che rivelano i vostri gusti sessuali?
Vi piacerebbe dover rendere un giorno conto di ciò che avete detto qualche mese fa al telefono con un vostro conoscente?
Vi piacerebbe dovere rendere conto anche del più insignificante - seppure riprovevole - errore?
Vi piacerebbe essere spiati mentre state scaricando - per usi personali - un file col sistema P2P?
Lo sapete che siete spiati?
Lo sapete che lo siete forse semplicemente perché vi occupate come me di diritti civili?
Sono stanco di vivere nel terrore che la mia piccola vita possa interessare chicchessia, da qualche parte per scopi e ragioni oscure, che potreberro fare di me, di te, di tutti noi dei "banditi".
Non è forse meglio definire gli spioni, quei signori/signore che, occhiuti, nascosti nella barbarie del loro pregiudizio, desiderano sapere, per la sicurezza di tutti noi, AMMAZZANDO la Costituzione Repubblicana e La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo!
BASTA!
Basta per mille ragioni dell'abuso e dell'incapacità investigativa dei troppi corpi preposti alla così detta sicurezza della Repubblica!

Basta alla violenta intrusione nelle nostre case e nei nostri pensieri da parte di chi - agendo in nome della Costituzione - spessissimo la viola.
C'è una parte - per fortuna minoritaria - del nostri rappresentati parlamentari, proprio coloro i quali fanno della "presunta" difesa della legalità e dell'antifascismo la propria professione di fede, che si è stracciata le vesti innanzi alla legge sulle intercettazioni, o meglio su quelle indebite e costose pratiche da guardoni che costano all'Erario un sacco di soldi e NON portamo - eccetto che nei casi previsti da questa legge - a nessun risultato investigativo degno di quesro nome.
Qualsiasi legge può essere migliore, MA, nel caso in specie, questo provvedimento è sacrosanto e deve essere difeso "a priori" da chi ha sfasciato e vuole sfasciare la democrazia e i diritti civili.
E' GRAVISSIMO che proprio coloro i quali - a parole - dicono d'essere i corifei della sinistra, siano in perfetta linea con chi, nella polizia fascista dell'OVRA, sistematicamente metteva i telefoni sotto controllo per ORIGLIARE cosa dicesse e pensasse chi non la pensava come loro.
Questa legge è deve essere salutata come la salvezza dei diritti del cittadino - anche se - lo dico da ORA - si farà di tutto per ostacolare la sua applicazione.
CHI FOSSE DAVVERO un attivista dei diritti civili - e non un questurino - dovrebbe sostenere questa scelta, ma l'apparato della occhiuta sicurezza e la stampa più banale d'Europa NON possono che dire che questa legge è "liberticida" e questo NON è vero.
Una volta promulgata questa legge, bisognerà difenderla e farla rigorosamente applicare per tutelare la libertà del cittadino italiano.


Ghedaffi e "Circo Italia"

E' stata una passeggiata, un'evento organizato come una gita fuori porta a portare "sui colli fatali di Roma" un figlio dell'Impero!
Vesitito come un personaggio del circo, l'omone dalla giacca colarata e variopinta, con tutti i suoi fantocci attaccati, è arrivato nella Città Eterna gridando agli astanti estasiati: "Venite e onorateci, signori e signore, un grande spettacolo a ventitré ore"!
Tutto il popolo s'è adunato per vedere i personaggi del circo e le più grandi attrattive dello spettacolo più grande del mondo!
Per me questa è stata la visita di Gheddaffi a Roma, un evento circense, reso tale non dall'ospite famoso, la cui presenza è sempre "sacra", ma dalla davvero stupefacente resa emotiva degli ospiti e del loro anfitrione, il Duca di Mantova.
La corte s'è sdilinquita per compiacere il rais della Libia, come se l'attesa visita non rappresentasse solamente un momento molto atteso, MA fosse davvero l'ultima possibilità, da sfruttare quasi con disperazione, per ottenere un benefico economico per dare fiato alla morente economia italiana.
"Siamo alla canna del gas, se non facciamo affari con lui, siamo fottuti!" Questo ciò che sembra sia accaduto in questi giorni a Roma, anche se - come al solito - le cose non sono come appaiono.
E' in verità la corsa all'accaparramento delle risorse e soprattutto dell'utilizzo provento della compravendita delle medesime che fanno dire a chi poco fa affermava che la cultura islamica era "inferiore" che i rapporti con la Libia sono assolutamente privilegiati: questo è "Circo Italia"!
Che tristezza!


giovedì 4 giugno 2009

Il Mago di OZ 1.0

George Orwell, nel suo romanzo capolavoro "1984", immaginava nel super stato totalitario del Grande Fratello il Ministero dell'Amore che - in realtà e al contrario - era quello dell'Odio.

Barak Hussein Obama, nel suo già-celebre discorso del Cairo, credeva di emulare il Moloch orwelliano, ma è finito "fuori tema", andando oltre i limiti del ridicolo!

In realtà, dietro la maschera del fiero Barack Hussein Obama si cela il tremebondo Mago di OZ!

Come un gatto si struscia sulle gambe delle persone per ottenerne l'attenzione e il complimento, così il Ministro dell'Amore ha indirizzato a un pubblico variegato un discorso talmente ovvio da essere davvero schematico e insipido.

Solo nella mente del Mago di OZ può esistere un mondo che non esiste, giacché la politica NON si fa con le intenzioni, ma con i fatti, e senza la grancassa del "Grande Fratello" mediatico.

martedì 2 giugno 2009

Altrove

Rompere l'assedio
subito,
scendere le scale
per ritrovarsi,
finalmente.

Non c'è tempo,
per cambiare la rotta,
Non aspettare, corri via....

Giù dal monte,
precipitare a valle
rivedendo
l'esistenza
ormai sbiadita.

Partire per sempre,
ancora un viaggio,
poi,
sarà davvero finita.

Passaggio per altrove,
attimo dolorso,
che
all'istante
spinge
verso l'altra sponda.

Il grembo nero
soccombe
alla Tua Luce
che,
in fondo,
nel profondo,
sempre
attende e salva!

Mario Umberto Morini 2/6/2009

domenica 31 maggio 2009

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Riporto il monito del Santo Padre nella sollenità della Pentecoste: Veni Creator Spiritus!

Per favore meditate.

Grazie.


OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana
Domenica, 31 maggio 2009

Cari fratelli e sorelle!

Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, viviamo nella fede il mistero che si compie sull’altare, partecipiamo cioè al supremo atto di amore che Cristo ha realizzato con la sua morte e risurrezione. L’unico e medesimo centro della liturgia e della vita cristiana – il mistero pasquale – assume poi, nelle diverse solennità e feste, “forme” specifiche, con ulteriori significati e con particolari doni di grazia. Tra tutte le solennità, la Pentecoste si distingue per importanza, perché in essa si attua quello che Gesù stesso aveva annunciato essere lo scopo di tutta la sua missione sulla terra. Mentre infatti saliva a Gerusalemme, aveva dichiarato ai discepoli: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49). Queste parole trovano la loro più evidente realizzazione cinquanta giorni dopo la risurrezione, nella Pentecoste, antica festa ebraica che nella Chiesa è diventata la festa per eccellenza dello Spirito Santo: “Apparvero loro lingue come di fuoco… e tutti furono colmati di Spirito Santo” (At 2,3-4). Il vero fuoco, lo Spirito Santo, è stato portato sulla terra da Cristo. Egli non lo ha strappato agli dèi, come fece Prometeo, secondo il mito greco, ma si è fatto mediatore del “dono di Dio” ottenendolo per noi con il più grande atto d’amore della storia: la sua morte in croce.

Dio vuole continuare a donare questo “fuoco” ad ogni generazione umana, e naturalmente è libero di farlo come e quando vuole. Egli è spirito, e lo spirito “soffia dove vuole” (cfr Gv 3,8). C’è però una “via normale” che Dio stesso ha scelto per “gettare il fuoco sulla terra”: questa via è Gesù, il suo Figlio Unigenito incarnato, morto e risorto. A sua volta, Gesù Cristo ha costituito la Chiesa quale suo Corpo mistico, perché ne prolunghi la missione nella storia. “Ricevete lo Spirito Santo” – disse il Signore agli Apostoli la sera della risurrezione, accompagnando quelle parole con un gesto espressivo: “soffiò” su di loro (cfr Gv 20,22). Manifestò così che trasmetteva ad essi il suo Spirito, lo Spirito del Padre e del Figlio. Ora, cari fratelli e sorelle, nell’odierna solennità la Scrittura ci dice ancora una volta come dev’essere la comunità, come dobbiamo essere noi per ricevere il dono dello Spirito Santo. Nel racconto, che descrive l’evento di Pentecoste, l’Autore sacro ricorda che i discepoli “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”. Questo “luogo” è il Cenacolo, la “stanza al piano superiore” dove Gesù aveva fatto con i suoi Apostoli l’Ultima Cena, dove era apparso loro risorto; quella stanza che era diventata per così dire la “sede” della Chiesa nascente (cfr At 1,13). Gli Atti degli Apostoli tuttavia, più che insistere sul luogo fisico, intendono rimarcare l’atteggiamento interiore dei discepoli: “Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera” (At 1,14). Dunque, la concordia dei discepoli è la condizione perché venga lo Spirito Santo; e presupposto della concordia è la preghiera.

Questo, cari fratelli e sorelle, vale anche per la Chiesa di oggi, vale per noi, che siamo qui riuniti. Se vogliamo che la Pentecoste non si riduca ad un semplice rito o ad una pur suggestiva commemorazione, ma sia evento attuale di salvezza, dobbiamo predisporci in religiosa attesa del dono di Dio mediante l’umile e silenzioso ascolto della sua Parola. Perché la Pentecoste si rinnovi nel nostro tempo, bisogna forse – senza nulla togliere alla libertà di Dio – che la Chiesa sia meno “affannata” per le attività e più dedita alla preghiera. Ce lo insegna la Madre della Chiesa, Maria Santissima, Sposa dello Spirito Santo. Quest’anno la Pentecoste ricorre proprio nell’ultimo giorno di maggio, in cui si celebra solitamente la festa della Visitazione. Anche quella fu una sorta di piccola “pentecoste”, che fece sgorgare la gioia e la lode dai cuori di Elisabetta e di Maria, una sterile e l’altra vergine, divenute entrambe madri per straordinario intervento divino (cfr Lc 1,41-45). La musica e il canto, che accompagnano questa nostra liturgia, ci aiutano anch’essi ad essere concordi nella preghiera, e per questo esprimo viva riconoscenza al Coro del Duomo e alla Kammerorchester di Colonia. Per questa liturgia, nel bicentenario della morte di Joseph Haydn, è stata infatti scelta molto opportunamente la sua Harmoniemesse, l’ultima delle “Messe” composte dal grande musicista, una sublime sinfonia per la gloria di Dio. A voi tutti convenuti per questa circostanza rivolgo il mio più cordiale saluto.

Per indicare lo Spirito Santo, nel racconto della Pentecoste gli Atti degli Apostoli utilizzano due grandi immagini: l’immagine della tempesta e quella del fuoco. Chiaramente san Luca ha in mente la teofania del Sinai, raccontata nei libri dell’Esodo (19,16-19) e del Deuteronomio (4,10-12.36). Nel mondo antico la tempesta era vista come segno della potenza divina, al cui cospetto l’uomo si sentiva soggiogato e atterrito. Ma vorrei sottolineare anche un altro aspetto: la tempesta è descritta come “vento impetuoso”, e questo fa pensare all’aria, che distingue il nostro pianeta dagli altri astri e ci permette di vivere su di esso. Quello che l’aria è per la vita biologica, lo è lo Spirito Santo per la vita spirituale; e come esiste un inquinamento atmosferico, che avvelena l’ambiente e gli esseri viventi, così esiste un inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l’esistenza spirituale. Allo stesso modo in cui non bisogna assuefarsi ai veleni dell’aria – e per questo l’impegno ecologico rappresenta oggi una priorità –, altrettanto si dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito. Sembra invece che a tanti prodotti inquinanti la mente e il cuore che circolano nelle nostre società - ad esempio immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l’uomo e la donna - a questo sembra che ci si abitui senza difficoltà. Anche questo è libertà, si dice, senza riconoscere che tutto ciò inquina, intossica l’animo soprattutto delle nuove generazioni, e finisce poi per condizionarne la stessa libertà. La metafora del vento impetuoso di Pentecoste fa pensare a quanto invece sia prezioso respirare aria pulita, sia con i polmoni, quella fisica, sia con il cuore, quella spirituale, l’aria salubre dello spirito che è l’amore!

L’altra immagine dello Spirito Santo che troviamo negli Atti degli Apostoli è il fuoco. Accennavo all’inizio al confronto tra Gesù e la figura mitologica di Prometeo, che richiama un aspetto caratteristico dell’uomo moderno. Impossessatosi delle energie del cosmo – il “fuoco” – l’essere umano sembra oggi affermare se stesso come dio e voler trasformare il mondo escludendo, mettendo da parte o addirittura rifiutando il Creatore dell’universo. L’uomo non vuole più essere immagine di Dio, ma di se stesso; si dichiara autonomo, libero, adulto. Evidentemente tale atteggiamento rivela un rapporto non autentico con Dio, conseguenza di una falsa immagine che di Lui si è costruita, come il figlio prodigo della parabola evangelica che crede di realizzare se stesso allontanandosi dalla casa del padre. Nelle mani di un uomo così, il “fuoco” e le sue enormi potenzialità diventano pericolosi: possono ritorcersi contro la vita e l’umanità stessa, come dimostra purtroppo la storia. A perenne monito rimangono le tragedie di Hiroshima e Nagasaki, dove l’energia atomica, utilizzata per scopi bellici, ha finito per seminare morte in proporzioni inaudite.

Si potrebbero in verità trovare molti esempi, meno gravi eppure altrettanto sintomatici, nella realtà di ogni giorno. La Sacra Scrittura ci rivela che l’energia capace di muovere il mondo non è una forza anonima e cieca, ma è l’azione dello “spirito di Dio che aleggiava sulle acque” (Gn 1,2) all’inizio della creazione. E Gesù Cristo ha “portato sulla terra” non la forza vitale, che già vi abitava, ma lo Spirito Santo, cioè l’amore di Dio che “rinnova la faccia della terra” purificandola dal male e liberandola dal dominio della morte (cfr Sal 103/104,29-30). Questo “fuoco” puro, essenziale e personale, il fuoco dell’amore, è disceso sugli Apostoli, riuniti in preghiera con Maria nel Cenacolo, per fare della Chiesa il prolungamento dell’opera rinnovatrice di Cristo.

Infine, un ultimo pensiero si ricava ancora dal racconto degli Atti degli Apostoli: lo Spirito Santo vince la paura. Sappiamo come i discepoli si erano rifugiati nel Cenacolo dopo l’arresto del loro Maestro e vi erano rimasti segregati per timore di subire la sua stessa sorte. Dopo la risurrezione di Gesù questa loro paura non scomparve all’improvviso. Ma ecco che a Pentecoste, quando lo Spirito Santo si posò su di loro, quegli uomini uscirono fuori senza timore e incominciarono ad annunciare a tutti la buona notizia di Cristo crocifisso e risorto. Non avevano alcun timore, perché si sentivano nelle mani del più forte. Sì, cari fratelli e sorelle, lo Spirito di Dio, dove entra, scaccia la paura; ci fa conoscere e sentire che siamo nelle mani di una Onnipotenza d’amore: qualunque cosa accada, il suo amore infinito non ci abbandona. Lo dimostra la testimonianza dei martiri, il coraggio dei confessori della fede, l’intrepido slancio dei missionari, la franchezza dei predicatori, l’esempio di tutti i santi, alcuni persino adolescenti e bambini. Lo dimostra l’esistenza stessa della Chiesa che, malgrado i limiti e le colpe degli uomini, continua ad attraversare l’oceano della storia, sospinta dal soffio di Dio e animata dal suo fuoco purificatore. Con questa fede e questa gioiosa speranza ripetiamo oggi, per intercessione di Maria: “Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra!”.

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana

Leonardo da Vinci (io continuerò)

"Io continuerò."
Leonardo da Vinci.

“Le Paradis Blanc”

La grandezza e la nobiltà d'animo sono parte integrante della dignità dell'uomo: quello che il Duca di Mantova (e i suoi sedicenti oppositori) non possono capire!


Michel Berger – “Le Paradis Blanc”

Il y a tant de vagues et de fumée

Qu'on arrive plus à distinguer

Le blanc du noir

Et l'énergie du désespoir

Le téléphone pourra sonner

Il n'y aura plus d'abonné

Et plus d'idée

Que le silence pour respirer

Recommencer là où le monde a commencé


Je m'en irai dormir dans le paradis blanc

Où les nuits sont si longues qu'on en oublie le temps

Tout seul avec le vent

Comme dans mes rêves d'enfant

Je m'en irai courir dans le paradis blanc

Loin des regards de haine

Et des combats de sang

Retrouver les baleines

Parler aux poissons d'argent

Comme, comme, comme avant


Y a tant de vagues, et tant d'idées

Qu'on arrive plus à décider

Le faux du vrai

Et qui aimer ou condamner

Le jour où j'aurai tout donné

Que mes claviers seront usés

D'avoir osé

Toujours vouloir tout essayer

Et recommencer là où le monde a commencé


Je m'en irai dormir dans le paradis blanc

Où les manchots s'amusent dès le soleil levant

Et jouent en nous montrant

Ce que c'est d'être vivant

Je m'en irai dormir dans le paradis blanc

Où l'air reste si pur

Qu'on se baigne dedans

A jouer avec le vent

Comme dans mes rêves d'enfant

Comme, comme, comme avant

Parler aux poissons

Et jouer avec le vent

Comme dans mes rêves d'enfant

Comme avant.

lunedì 11 maggio 2009

Il Duca di Mantova (redux)

Canta il Duca di Mantova:

"Né sventura per me certo saria.
Questa o quella per me pari sono
a quant'altre d'intorno, d'intorno mi vedo;
del mio core l'impero non cedo
meglio ad una che ad altra beltà.
La costoro avvenenza è qual dono
di che il fato ne infiora la vita;
s'oggi questa mi torna gradita,
forse un'altra, forse un'altra doman lo sarà,
un'altra, forse un'altra doman lo sarà.
La costanza, tiranna del core,
detestiamo qual morbo, qual morbo crudele;
sol chi vuole si serbe fidele;
non v'ha amor, se non v'è libertà.
De' mariti il geloso furore,
degli amanti le smanie derido;
anco d'Argo i cent'occhi disfido
se mi punge, se mi punge una qualche beltà,
se mi punge una qualche beltà."

Tratto da "Rigoletto" di G. Verdi e F. M. Piave - Atto Primo, Scena Prima.

Sembra lo sfogo di un re libertino, purtroppo, centocinquanta anni dopo è diventato un programma politico, e uno psicodramma istituzionale!
Credo che l'Italia meriti un diverso corso degli eventi politici, sia per il suo governo, sia per la sua "sedicente" opposizione.

venerdì 8 maggio 2009

In morte di Don Gianni

E' morto Gianni Baget Bozzo.
E' morto un uomo limpido e coerente con le sue idee.
E' morto un finissimo intellettuale, di-quelli-che-non-ce-ne-sono-più.
Ricordo il suo commento a un post di questo blog per il "Te Deum" di fine anno 2008: l'esegesi nelle diverse versioni del testo mi hanno profondamente colpito.
Questo è il mio piccolissimo ricordo di questo grande intellettuale italiano, da pochi misconosciuto e ingiustamente offeso.
Purtroppo la sua morte cade in un momento topico della vita politica italiana e l'assenza della sua voce, putroppo, si farà molto sentire.
Addio grande italiano!

L'Eterno riposo donagli Signore, risplenda per lui la luce perpetua, riposi in pace, Amen!

mercoledì 4 marzo 2009

Giustizia per il Darfur! 2.0

Finalmente!

Anche il Presidente del Sudan Bashir è giustamente chiamato alla sbarra della giustizia internazionale come i suoi compari Karazdic e Mladic per crimini contro l'umanità.
Il Darfur è un genocidio dimenticato, di serie B, che NON interessa a nessuno, eccetto agli uomini e alle donne di buona volontà che da anni dimostrano spese tempo e denaro per fare conoscere - come in Birmania - la gravissima situazione di quella regione dell'Africa.
Come in Birmania, un dittatore sanguinario pretende di imporre le sue idee, il suo credo a chi è diverso.
Essere "diversi" è un crimine gravissimo in questo mondo, pensare in modo "diverso" da quello previsto dai governi totalitari costa la vita e una vera e propria distruzione della società in cui si vive.
E' il caso del Darfur, dove il criminale regime di Bashir sta annientando con tecniche di sterminio di massa un popolo intero.
Speriamo che l'arresto sia eseguito al più presto per lanciare un altro Ewwiwa da questo blog.
Desideriamo esprimere il nostro giudizio negativo contro quanto detto da Cassese in merito alla decisione di arrestare Bashir: NON è un atto inutile o demagogico!
E' un altro segnale sulla via della civiltà basata sulla dignità dell'uomo a tutti coloro i quali fanno dell'odio e della distruzione della vita altrui destino della propria vita scellerata.
In questi momenti caotici e difficilissimi, basta un segnale anche debole per accendere la speranza in una società nuova.
A tutti coloro i quali in Africa e altrove, a quelli di Durban-2, che si stracciano le vesti e solidarizzano con l'ignobile Bashir, ricordo che la loro vigliacca violenza, settaria, anticristiana e antisemita è sotto gli occhi del mondo intero, perché ogni uomo, ogni donna - qualunque sia la sua religione o cultura - ha iscritto nel suo cuore il seme della Verità, ciò che è giusto e ciò che non lo è  istintivamente.
A Bashir, al regime birmano, a Mladic, a Mugabe, e ai tanti altri tiranelli criminali che calcano il palcoscenico internazionale giunge chiara e forte la volontà di giustizia e di civiltà che l'ordine di cattura per il Presidente del Sudan esprime con fermezza.
Coraggio, coraggio, cambiare è possibile ed è possibile un'altra vita!

PS -  Non dimentichiamo il Tibet.

lunedì 2 febbraio 2009

AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO.



Dal Vangelo secondo Matteo, Mt 19, 16-19.

(16)Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». (17)Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». (18)Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, (19)onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso».

martedì 27 gennaio 2009

Divina Sapienza

Poi cominciò: "Colui che volse il sesto
a lo stremo del mondo, e dentro ad esso
distinse tanto occulto e manifesto,
non potè suo valor sì fare impresso
in tutto l'universo, che 'l suo verbo
non rimanesse in infinito eccesso."

Dante, Divina Commedia, Paradiso, Canto XIX, 40 - 45

domenica 18 gennaio 2009

La Cura dell'Anima 2.0

“Quello che qui si costituisce, con questa filosofia della cura dell’anima, è ciò che farà la specificità della vita europea.

L’Europa è nata da questo motivo, vale a dire dalla cura dell’anima, ed è morta per il fatto che si è lasciata velare nuovamente nell’oblio.

L’interiorità caratteristica del cristianesimo è contenuta in Platone solo in embrione, nell’idea della libertà e della sua connessione con la finitezza, con la mortalità e della cura dell’anima.

Ma, nondimeno, da questo embrione è nata l’Europa; tutto è nato da qua”.

Jan Patočka “Platone e l’Europa”

La Cura dell'Anima 1.0

La cura dell’anima è la formazione interiore della persona, è l’apprendimento della capacità di discernimento fra quello che è bene e quello che non lo è.

Pochi curano la propria anima, molti sono ossesionati da quella del proprio aspetto; l'anima è immortale, mentre l'aspetto è solo un attimo che transita per strada.

giovedì 15 gennaio 2009

Commento alla Guerra di Flaiano (la guerra di Gaza)

Ennio Flaiano è stato uno degli italiani più intelligenti e profondi del XX secolo e forse di tutti i tempi.

La lucidità lapidaria con cui captava i segni dei tempi e la mestria con cui scolpiva l'incipiente crisi (nel suo senso etimologico) della società italiana e mondiale sono per me uniche e straordinarie!

Nei due aforismi postati in precedenza, Flaino unisce la satira sulla guerra come eterna costante dell'esistenza umana all'emergere nei suoi tempi di una vulgata "pacifista" che, banalizzando, l'orrore della guerra obliterava qualsiasi seria riflessione sulle ragioni della medesima.

Flaiano, col suo aforismo sulla guerra, rovescia la prospettiva di quella descritta da De André in "La guerra di Piero" che è quasi coeva e mostra senza esitazioni il lato tragico e ironico che la guerra rappresenta.

La guerra è una cosa seria, si muore, si muore spesso invano, ma la guerra esiste ed è diffusa davvero su tutta la terra.
E' facile dire: "Sono contro la guerra! Abbasso la guerra!" 
Chi non sarebbe felice di vivere senza guerre.
Tuttavia da sempre e in ogni cultura gli esseri umani hanno sperimentato la guerra e il dolore che essa reca in tutti i tempi.

Mai come adesso in Occidente si è sviluppato, proprio a partire dai giorni di Flaiano, un pacifismo cinico e violento che critica e giudica sommariamente qualunque tentativo di comprendere le profonde ragioni di qualsiasi conflitto.

Nel caso della guerra di Gaza, la vicinanza dei due popoli sembra davvero giustificare l'ironia pungente del grande pescarese; tuttavia, è giusto dichiararlo, in questo conflitto siamo più in presenza di un'operazione di polizia per sgominare una banda di criminali che di una guerra nel senso proprio della parola.

In ogni conflitto le persone inermi soffrono sempre più dei combattenti e a Gaza è impossibile evitare qualsiasi conseguenza e i signori della guerra di Hamas lo sanno e "ringraziano" per i danni collaterali.

Anche questa guerra finirà; finirà quando gli stati arabi, la ANP e l'Egitto saranno certi che Hamas sarà ridimensionato, o meglio quasi distrutto, e allora, e solo allora, arriverà la pace, o meglio la tregua necessaria prima dell'arrivo della prossima tempesta!




La guerra di Gaza 4.0

La guerra è un happening, e questo spiega il successo che ha sempre avuto.

Ennio Flaiano

La guerra di Gaza 3.0

Se i popoli si conoscessero meglio si odierebbero di più.

Ennio Flaiano

mercoledì 14 gennaio 2009

Sulla dignità dell'uomo 1.0

Sulla dignità dell'uomo si detto e scritto moltissimo, ma giunge un momento in cui bisogna mettere in pratica questa "affectio" verso il nostro prossimo.
E' nella pratica quotidiana dell'amore verso il prossimo che ogni uomo trova la sua dignità e la sua ragione di esistere per sé medesimo e per i suoi simili.
Giunge un tempo in cui ciascuno di noi deve "guardarsi dentro" e agire per il bene comune, quello della comunità dove vive, dove lavora e opera: in questa azione è rinchiusa la forza che può cambiare noi stessi e chi ci circonda, pacificamente, e per sempre.
Ci muoviamo nello spazio e nel tempo su questa terra, ma anche nella dimensione affettiva e umana, nelle relazioni interpersonali con chi ci è vicino, ossia col nostro prossimo.
La dignità umana trova ragione e compimento nel comandamento dell'amore verso il prossimo e nella comprensione dei suoi limiti.
Questa è la risposta al nostro tempo, alle sue contraddizioni, alle sue follie e alle sue minacce, sempre più cupe e sempre più incombenti.
 

mercoledì 7 gennaio 2009

La guerra di Gaza 2.0 -

PF leggete con attenzione l'intervista al Card. Martino sulla crisi di Gaza.
In calce c'è un mio commento.

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=10714


lunedì 5 gennaio 2009

Sarkozy sei un abusivo!

Sarkozy sei un abusivo.
L'incarico di presidente di turno della disUnione Europea e' fortunatamente terminato gia' da una settimana.
Bastaaa.
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domenica 4 gennaio 2009

La guerra di Gaza 1.0

Ieri notte l'esercito israeliano è entrato nella Striscia di Gaza per sviluppare la proria legittima azione difensiva nei confronti della organizzazione terrostica (riconosciuta come tale da USA e UE) Hamas.
Hamas tiene da anni in ostaggio la popolazione palestinese di Gaza (ricordiamo la liquidazione violenta e brutale dei rappresentati della Autorità Palestinese) e terrorizza quella israeliana che vive nel sud d'Israele.

In questo quadro drammatico si inserisce "il racconto curioso fuori luogo" dell'Unione Europea, da troppo tempo oscillante tra Don Chisciotte e Sancho Panza.
L'Unione Europea avrebbe due diverse posizioni in merito alla "qualificazione" dell'azione militare intrapresa da Israele in questi giorni a Gaza: c'è la posizione espressa dalla nuova presidenza di turno dell'Unione Europea e quella della vecchia.

I mass media italiani e europei (giornali radio, internet) affermano che il governo ceco - presidente di turno della UE - con le sue dichiarazioni avrebbe diviso la già divisa dis-Unione Europea.
Questa affermazione merita due osservazioni: 1) l'omologazione anti israeliana, ossia anti-occidentale, della gran parte degli operatori dei mass media europei; 2) il disprezzo immediato per chi - come la presidenza UE ceca - usa un tono moderato e il più possibile "obbiettivo" innazi a una situazione insostenibile come quella creatasi per fatto e colpa di Hamas nel sud d'Israele.


In merito dico soltanto: "C'è qualcuno che - munito di calendario A.D. 2009 - è in grado di spiegare a Nicolas Sarkozy e ai mass media europei (in questa categoria davvero UNITI) che la presidenza spetta di diritto al governo ceco e NON più al marito di Carla Bruni?

Questa è la guerra di Gaza vista dal cannocchiale della dis-Unione Europea.

Ne riparleremo presto.

mercoledì 31 dicembre 2008

O stelliferi conditor orbis

O stelliferi conditor orbis,
Qui perpetuo nixus solio
Rapido caelum turbine uersas
Legemque pati sidera cogis,
Ut nunc pleno lucida cornu
Totis fratris obuia flammis
Condat stellas luna minores,
Nunc obscuro pallida cornu
Phoebo propior lumina perdat
Et qui primae tempore noctis
Agit algentes Hesperos ortus
Solitas iterum mutet habenas
Phoebi pallens Lucifer ortu.
Tu frondifluae frigore brumae
Stringis lucem breuiore mora,
Tu cum feruida uenerit aestas
Agiles nocti diuidis horas.
Tua uis uarium temperat annum,
Ut quas Boreae spiritus aufert
Reuehat mites Zephyrus frondes,
Quaeque Arcturus semina uidit
Sirius altas urat segetes:
Nihil antiqua lege solutum
Linquit propriae stationis opus.
Omnia certo fine gubernans
Hominum solos respuis actus
Merito rector cohibere modo.
Nam cur tantas lubrica uersat
Fortuna uices? Premit insontes
Debita sceleri noxia poena,
At peruersi resident celso
Mores solio sanctaque calcant
Iniusta uice colla nocentes .
Latet obscuris condita uirtus
Clara tenebris iustusque tulit
Crimen iniqui.
Nil periuria, nil nocet ipsis
Fraus mendaci compta colore.
Sed cum libuit uiribus uti,
Quos innumeri metuunt populi
Summos gaudent subdere reges.
O iam miseras respice terras,
Quisquis rerum foedera nectis!
Operis tanti pars non uilis
Homines quatimur fortunae salo.
Rapidos, rector, comprime fluctus
Et quo caelum regis immemsum
Firma stabiles foedere terras.

TE DEUM

Te Deum laudamus:
te Dominum confitemur.
Te aeternum patrem,
omnis terra veneratur.

Tibi omnes angeli,
tibi caeli et universae potestates:
tibi cherubim et seraphim,
incessabili voce proclamant:

"Sanctus, Sanctus, Sanctus
Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt caeli et terra
majestatis gloriae tuae."

Te gloriosus Apostolorum chorus,
te prophetarum laudabilis numerus,
te martyrum candidatus laudat exercitus.

Te per orbem terrarum
sancta confitetur Ecclesia,
Patrem immensae maiestatis;
venerandum tuum verum et unicum Filium;
Sanctum quoque Paraclitum Spiritum.

Tu rex gloriae, Christe.
Tu Patris sempiternus es Filius.
Tu, ad liberandum suscepturus hominem,
non horruisti Virginis uterum.
Tu, devicto mortis aculeo,
aperuisti credentibus regna caelorum.
Tu ad dexteram Dei sedes,
in gloria Patris.
Iudex crederis esse venturus.
Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni,
quos pretioso sanguine redemisti.
Aeterna fac
cum sanctis tuis in gloria numerari.

Salvum fac populum tuum, Domine,
et benedic hereditati tuae.
Et rege eos,
et extolle illos usque in aeternum.

Per singulos dies benedicimus te;
et laudamus nomen tuum in saeculum,
et in saeculum saeculi.

Dignare, Domine, die isto
sine peccato nos custodire.
Miserere nostri, Domine,
miserere nostri.

Fiat misericordia tua, Domine, super nos,
quem ad modum speravimus in te.
In te, Domine, speravi:
non confundar in aeternum.

Buon Anno!

domenica 21 dicembre 2008

BUON NATALE!

"Ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la dignità di persona."

 

Tratto dall’Istruzione "Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica"

mercoledì 17 dicembre 2008

Eluana e il partito della puntura 2.0

In precedenza abbiamo scritto sul dovere di essere "ottimisti" per decreto (vedi post del 25/11/08) e sul c.d. "partito della puntura" (vedi post del 15/11/08).
Nell'imminenza dell'epilogo della vicenda umana di Eluana Enghelaro (assurta a simbolo di una campagna mediatica atroce e a volte disgustosa), voglio fare chiarezza una volta per tutte circa l'ordine delle cose.
Siamo in presenza di una persona che sta vivendo un diversa forma di vita, è viva, sì è viva anche con l'aiuto delle macchine e dell'alimentazione meccanica.
Questa persona ha la stessa dignità che ho io e che ha chi legge questo post.
Questa persona ha lo stesso diritto di vivere la vita come faccio io e come fate voi.
Questa persona - finché Dio lo vorrà - vivrà: questa vale per me e per voi lettori!
Per questi motivi, la morte per fame e sete non è accettabile; essa è una condanna a morte medioevale, da Conte Ugolino!
Chi vuole questa soppressione (usiamo un termine veterinario) vuole che ogni persona sia soggetta a un principio economicistico; questo principio ha giudato progressivamente il mondo occidentale dall'Epoca dei Lumi ai giorni nostri, causando catastrofi, scaigure e continue guerre in nome e della Libertà, dell'Uguaglianza e - udite udite - della Fratellanza (a questo proposito v'invito a leggere il post "La pratica quotidiana dell'omicidio" del 24/7/2008)!
Questo sistema socio economico è evidente ormai NON regge più innanzi alle fin troppe contraddizioni che stanno emergendo nel suo stesso seno.
Inoltre, la progressiva emersione di culture diverse da quelle d'ispirazione occidentale determina una accellerazione dello sfaldamento delle "sicurezze dogmatiche" dell'illuminismo.
Il filosofo francese Carat chiaramente ammette dal suo punto di vista scientista-illuminista il fallimento del progetto dei Lumi.
L'apostasia dal Dio giudaico-cristiano, il rifiuto netto delle "radici cristiane" dell'Europa provocano rapidamente lo sfascio delle società post-illuministe e per quanto concerne la vita pubblica, determinano lo svotamento della democrazione, trasformando gli stati del XXI in burocrazie tecnocratiche, dove la CONTABILITA' soppianta qualsiasi valore.
In questa gestione contabile, Eluana e "quelli-come-Eluana" sono di troppo, come (uso apposta un termine violento) i matti, i cieci, gli storpi, i sordi e soprattutto i  "poveracci": chi versa in queste condizioni fisiche e/o economiche cessa di essere persona umana creata a immagine del DIO di Israele e dei Cristiani, ma diventa un intralcio, l'ennesima pratica della contabilità sociale, UN COSTO tremendo per coloro i quali - lo apprendiamo in questi giorni - hanno RUBATO miliardi di euro indisturbati e pretendono di decidere ancora delle sorti del mondo intero e della vita mia, tua e di quella di Eluana.
Ecco perché Eluana deve morire; è un prodotto difettoso, da rottamare per il "suo bene".
Sta scritto NON UCCIDERE e questo comandamento deve essere rispettato sempre, ovunque.
Innanzi a questo squallore non si puà essere ottimisti, neanche per decreto.


domenica 7 dicembre 2008

"Perchè dobbiamo dirci Cristiani" di Marcello Pera

Marcello Pera ha pubblicato recentemente il suo nuovo studio intitolato "Perché dobbiamo dirci Cristiani".

La rivista "Tempi" ha intervistato Marcello Pera.

In calce, riporto in questo post un brano tratto dall'intervista rilasciata da Marcello Pera a Emanuele Boffi del settimanale "Tempi" del 1/12/2008 che reputo interessantissima per illustare la tendenza fondamentale del nostro tempo che cancella qualsiasi immagine divina dalla nostra esistenza conseguente alla degenerazione del progetto illuminista di vivere senza Dio.

Questa perversione collettiva è una pratica quotidiana che mostra palese ostilità a tutti coloro i quali credono nella potenza salvifica di Nostro Signore.

Non si tratta di un sintomo - come alcuni corifei del totalitarismo illuminista - di un "superamento", o dell'avvento di una società post-cristiana, MA di un sistematico dileggio di quanto fa diretto, o indiretto riferimento alla Civiltà Cristiana, non solo come fatto storico, MA anche e soprattutto come proposta di Civiltà dell'Amore, che il razionalismo post-illuminista glorifica nelle istituzioni ad esso preposte quali ONU e Unione Europea.

Senza una risemantizzazione della laicità non troveremo un approdo stabile e sicuro e la "crisi" che finalmente ci attraversa mostrerà il suo lato più occulto avente come caretteristica più notevole il definitivo cedimento etico della società occidentale.

La contemplazione del "trono vuoto", libero da Dio, così caro agli illuministi si manifesta in questo frangente attraverso un libertinismo sfrenato e confuso, sia nei rapporti interpersonali, sia in quelli economici: da qui deriva la catastrofe attuale il cui unico antidoto risiede nella consapevolezza di avere delle radici profonde e sicure nell'eredità giudaico-cristiana per costruire su di esse "una nuova esistenza".

Domanda Giornalista: Lei scrive che l'idea illuminista di vivere "come se Dio non esistesse" non dà frutti. Mentre accogliere la sfida di Benedetto XVI a vivere "come se Dio esistesse" darebbe all'uomo contemporaneo una speranza che il nichilismo e il relativismo hanno finito per soffocare. Si spinge anche oltre e dice che noi "dobbiamo" vivere come se Dio esistesse. Che non si debba solo credere "che", ma credere "in". Come questo dovere non sconfina nell'imposizione? Come si preserva la libertà personale? 

Risposta Marcello Pera: C'è una distinzione importante che non deve essere perduta. Credere "che" è diverso da credere "in". Credo che il cristianesimo sia la fonte della nostra migliore civiltà, che le virtù cristiane siano le migliori per la vita individuale e collettiva, che l'idea dell'unità di tutto il genere umano perchè figlio di Dio ha prodotto le migliori conquiste civili, eccetera. Chi crede "in", fa un passo oltre: crede in una Persona, ha esperienza di un incontro, avverte una presenza. Costui è il credente in senso stretto, l'uomo di fede. Credere "che" è indispensabile, è uno sforzo che ciascuno deve fare, ma il credere "in" è un atto di grazia, che non dipende da alcuno sforzo intellettuale. Per il credente, Cristo si dà, si manifesta, si incontra, non si prova o argomenta. à necessario però che chi si limita al solo credere "che" non chiuda la porta al credere "in", non lo consideri un atto irrazionale o impossibile. Il messaggio di Pascal o di Kant consiste proprio nell'apertura al credere "in". 

CONCORDIA RES PARVAE CRESCUNT